Scopri che errori compi quando parcheggi
Parcheggio (pexels) corrierino.it

Il parcheggio, croce e delizia del nuovo secolo. Attenzione però: se lo esegui in questo modo hai sempre avuto problemi.

Imparare a guidare è una di quelle esperienze che si ricordano per tutta la vita. Tra le lezioni di scuola guida, gli studenti concordano quasi all’unanimità su quale sia la prova più temuta: il parcheggio a S. Secondo un sondaggio condotto tra giovani neopatentati, il 65% lo considera il momento più difficile dell’esame pratico.

Questo tipo di parcheggio si chiama così perché la manovra che l’auto deve compiere segue un movimento a forma di “S” per inserirsi perfettamente nello spazio tra due vetture. La difficoltà principale sta nella gestione simultanea di sterzo e frizione, con il rischio costante di toccare le auto vicine o finire fuori allineamento.

Non è raro vedere aspiranti automobilisti fare più tentativi prima di riuscire a entrare nello spazio designato. Eppure, una volta acquisita la tecnica, diventa una competenza automatica, quasi naturale. Alcuni istruttori suggeriscono trucchi pratici, come l’uso dei riferimenti visivi su specchietti e carrozzeria, per rendere il tutto più semplice.

L’incubo dei parcheggi

Tuttavia, per molti, il parcheggio a S rimane un piccolo incubo fino a quando non si ottiene una buona pratica. Ma esistono diversi tipi di parcheggio, ognuno con le proprie difficoltà. Il parcheggio parallelo, che spesso spaventa i neopatentati, richiede molta precisione per evitare di colpire i veicoli circostanti.

Il parcheggio a pettine, più semplice, prevede di entrare direttamente nello spazio designato, mentre quello a spina di pesce richiede una leggera angolazione che può complicare la manovra. Ogni tipo implica un diverso grado di abilità e pazienza, e spesso anche chi ha anni di esperienza può avere difficoltà.

Scopri che errori compi quando parcheggi
Parcheggio (pexels) corrierino.it

Il segnale d’allarme quando parcheggi

Lavanguardia.com ha diffuso la notizia, tramite intervista con la neuroscienziata Victoria Bayon. Hai mai notato che molte persone abbassano il volume della musica quando devono parcheggiare? Non è solo una stranezza, ma ha una spiegazione scientifica ben precisa. Secondo la neuroscienziata citata, questo comportamento è legato al modo in cui il nostro cervello elabora gli stimoli. La corteccia prefrontale, responsabile della concentrazione e della pianificazione, ha bisogno di ridurre le distrazioni per eseguire un compito complesso come il parcheggio. Quando abbassiamo la musica, stiamo inconsciamente dicendo al nostro cervello di concentrarsi solo su quella manovra.

Bayón spiega che il cervello non è realmente in grado di fare più cose contemporaneamente in maniera efficace. Anche se ci sembra di riuscire a guidare, ascoltare la musica e pensare ad altro nello stesso momento, ciò che accade in realtà è che la nostra attenzione si sposta rapidamente tra i vari compiti, compromettendo la qualità della concentrazione. Durante il parcheggio, ridurre il volume aiuta a focalizzarsi sulla distanza dagli ostacoli, sull’angolazione dell’auto e sullo sterzo. Una automobilista su due lo fa!